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Tregua
fra Microsoft ed open source, il nuovo
pericolo è la clonazione del software
La
crescita e maturazione del settore Linux,
diventato ormai un serio concorrente dei
sistemi Windows, ha recentemente costretto
Microsoft a cambiare atteggiamento nei
confronti del mondo open source.
Durante il discorso di chiusura del simposio
Fusion 2002, Steve Ballmer, amministratore
delegato di Microsoft, in passato sempre
in prima linea quando si trattava di attaccare
Linux, ha espresso parole di elogio nei
confronti del Pinguino, a seguito del
quale Microsoft "sta attraversando
un periodo di cambiamento della propria
mentalità".
Ballmer ha anche affermato: "Fino
ad oggi non avevamo calcolato quanto possano
essere convenienti le soluzioni basate
su Linux", aggiungendo una lunga
serie di considerazioni positive sul sistema
di Torvalds, tra le quali un easy-to-use
ormai divenuto realtà.
Il CEO di Microsoft ha quindi affermato
che la software house di Redmond si trova
ora costretta a rimettere in discussione
il concetto stesso di software "proprietario":
"Devo ammettere che stiamo imparando
molto dai risultati ottenuti in questi
ultimi tempi dalle soluzioni a basso costo.
Quello che intendo dire è che Microsoft,
pur non potendo offrire le soluzioni più
convenienti del mercato, potrà
avvicinarsi sensibilmente alla fascia
low-price grazie ai suoi volumi di vendita".
Sono affermazioni che destano non poco
stupore, se si pensa che l'anno scorso
Linux veniva considerato da Microsoft
alla stregua di un cancro della proprietà
intellettuale, un nemico del capitalismo
e quindi degli Stati Uniti.
Il software di pubblico dominio scaricabile
come sorgente veniva additato come inaffidabile
e pieno di bug per definizione.
Ad ogni modo, questa forma di "pentimento"
sta portando notevoli ripercussioni anche
sul Web. Siti che un tempo sostenevano
la superiorità di Windows su Linux
ora si astengono da una retorica eccessiva,
focalizzando i propri concetti soltanto
sulla diatriba circa la difesa della proprietà
intellettuale.
La concorrenza potenziale a Microsoft
non si ferma però all'open source,
tanto all'orizzonte si profila una guerra
contro i cloni dei prodotti Microsoft.
La Cina sembra pilotare questa nuova tendenza
non potendosi permettere l'acquisto delle
licenze ufficiali del software Microsoft.
Dalla Cina arriva infatti la notizia di
un programma di sviluppo progettato per
produrre un sistema operativo "fatto
in casa" che presenterà funzionalità
equivalenti a Windows 98, soprattutto
per quanto riguarda la compatibilità
con i prodotti della suite MS Office 2000.
L'obiettivo di questo progetto è
quello ostacolare il monopolio del software
Microsoft all'interno del paese.
Yangfan 1.0, il probabile clone cinese
di Windows 98, verrà realizzato
in meno di un anno dalla Beijing Industry
Promotion Center in collaborazione con
diciotto compagnie e molte università.
La Cina decide quindi di contrastare il
dominio Microsoft, non con la migrazione
ad un altra soluzione (ad esempio: Linux),
ma utilizzando una versione clonata del
prodotto di Redmond.
Si tratterà di un software semplicemente
compatibile con le applicazioni Windows
o di un vero e proprio sistema operativo
indipendente che permette di far girare
applicazioni Microsoft?
Questa clonazione di stampo "domestico"
è solo l'ultima di una serie di
progetti circoscritti al solo mercato
cinese o addirittura ad uno dei suoi distretti
interni.
Il governo distrettuale di Pechino aveva
già in passato, acquistato un software
molto simile a Windows 95, realizzato
dalla collaborazione di alcune società
di software cinesi, tra le quali CS&S
e RedFlag.
La Cina rappresenta un mercato IT molto
importante anche per Microsoft, tuttavia
la pirateria cinese è stata, dopo
quella russa, la più dannosa per
la casa di Redmond, che si è trovata
costretta prendere serie prese di posizione,
al limite della punizione, come, ad per
esempio, la mancata distribuzione della
console XBox.
http://techupdate.zdnet.com/techupdate/stories/main/0,14179,2874812,00.html
http://www.theregister.co.uk/content/4/26278.html
http://english.peopledaily.com.cn/200207/19/eng20020719_99996.shtml
Per
chiarimenti sui termini usati
Amazon
pioniere anche nell'uso dei Web service
Il
gigante dell'e-commerce Amazon ha recentemente
iniziato ad offrire gratuitamente i
propri Web service, grazie ai quali
gli sviluppatori di siti Web potranno
creare applicazioni e tool per incorporare
al meglio le offerte di Amazon nei propri
siti.
I Web service sono accessibili all'indirizzo
http://www.amazon.com/Webservices,
tramite XML (Extensible Markup Language)
o SOAP (Simple Object Access Protocol).
Essi saranno anche incorporati nell'Associate
Program di Amazon, che permette ai gestori
di siti Web di guadagnare una percentuale
sugli acquisti effettuati su Amazon
tramite i link presenti sui loro siti.
L'annuncio segue di un mese la mossa
del rivale Buy.com, che ha dato il via
ad una vera e propria "guerra dei
prezzi", offrendo libri con uno
sconto del 10% rispetto al prezzo di
Amazon.
Il kit di sviluppo destinato a chiunque
voglia realizzare il proprio servizio
Web personalizzato con Amazon include:
- Ricerca automatica di tutti i prodotti
di Amazon.com, senza dovere ricorrere
all'uso di parametri o di elementi aggiuntivi
- Richiamo a due tipi di dati strutturati
del prodotto, comprendenti di un XML
"leggero" che contiene tutti
gli elementi di base ed uno "pesante"
per un maggior approfondimento del prodotto
in questione
- Funzioni aggiungi/togli dal carrello
per acquistare su Amazon.com
- Accesso al sito Amazon.com via HTTP
tramite SOAP o XML
- Un servizio aggiuntivo XSLT per trasformare
gli stylesheet esterni referenziati
tramite una chiamata alla piattaforma
base.
La piattaforma Web service di Amazon.com
mette a disposizione più di un
semplice accesso al sito ed al catalogo
prodotti.
La società, leader mondiale nel
settore e-commerce, precisa infatti
che il servizio permette una moltitudine
di combinazioni che possono dar vita
a numerosissime nuove funzionalità.
Gli sviluppatori potranno scrivere le
proprie applicazioni e spedirle direttamente
ad Amazon.com, che garantirà
un feedback diretto, ma non la pubblicazione.
Questa prima versione di Amazon.com
Web Service rappresenta un'interessante
occasione per esaminare un vero servizio
Web al lavoro, per essere operativi
in tempi molto brevi e per trovare un
aiuto per le proprie applicazioni.
http://www.infoworld.com/articles/hn/xml/02/07/16/020716hnamazonWeb.xml?0718thap
http://associates.amazon.com/exec/panama/associates/ntg/browse/-/1067662/ref=gw_hp_ls_1_3/103-3049195-2108601
Per
chiarimenti sui termini usati
Sviluppo:
pubblicate le specifiche Liberty e scelta
del front-end per Java
Il
progetto Liberty Alliance ha reso disponibile
la versione 1.0 delle sue specifiche
per la creazione di una rete di siti
che utilizzino un unico sistema d'identificazione
degli utenti, in modo da consentire
il "single sign-on" ed il
"global log-out".
Un utente che si sposti così
da un sito ad un altro potrà
inserire una sola volta il proprio user
id e la propria password e scollegarsi
da tutti i siti in un colpo solo.
All'utente viene lasciata la possibilità
di scegliere se includere o meno un
determinato sito tra quelli che possono
scambiarsi le informazioni relative
all'identificazione.
La prossima versione delle specifiche
permetterà all'utente decidere
se un dato sito potrà condividere
altri tipi di informazioni sull'utente
con siti.
Lo standard si basa su protocolli noti,
come il SAML (Security Assertion Markup
Language) e sarà in grado di
interoperare con lo standard rivale
Passport, proposto da Microsoft.
Aziende del calibro di Sun Microsystems,
Nokia, MasterCard ed American Express
fanno parte di Liberty Alliance, supportandone
le specifiche.
Altra notizia che riguarda gli sviluppatori
è il problema delle interfacce
utenti: questo settore è in continua
evoluzione e le possibilità di
scelta sono diventate numerose: client
HTML e Swing sono solamente alcune delle
scelte possibili.
Un'importante considerazione nel progetto
dell'interfaccia utente è il
compromesso tra feature e performance.
I progettisti devono valutare, oltre
a questo, gli aspetti relativi alla
manutenzione ed al deployment delle
applicazioni che, sebbene non influenzino
direttamente l'utente finale sono comunque
problemi fondamentali in un'applicazione.
Le soluzioni web-based sono oggi le
più utilizzate nell'intento di
minimizzare la dipendenza dall'hardware
e dal software del client, comunque
anche limitandosi all'ambiente web le
scelte di progetto da fare sono in ogni
caso molte. I link seguenti propongono
una comparazione tra varie alternative
per il front-end (penultimo link) e
considerazioni sulla scelta tra JSP
e XSL (ultimo link).
http://www.infoworld.com/articles/hn/xml/02/07/15/020715hnlibertyms.xml?0716tueb
http://developer.java.sun.com/developer/technicalArticles/GUI/frontends
http://softwaredev.earthWeb.com/java/article/0,,12082_1380771,00.html
Per
chiarimenti sui termini usati
Cina
e Russia iniziano a muoversi con decisione
verso il mondo Open Source.
Un
recente sondaggio condotto da Evans
Data su un campione di 7000 sviluppatori
cinesi rivela che, nonostante Windows
sia ancora la piattaforma più
diffusa, il numero di programmatori
che sta iniziando a sviluppare sotto
Linux o che ha intenzione di farlo entro
il prossimo anno è in continuo
aumento.
Il 27% degli sviluppatori intervistati
ha infatti dichiarato che sta già
sviluppando sotto Linux, mentre il 66%
quasi sicuramente scriverà applicazioni
nei prossimi mesi.
Solo il 9% ha dichiarato che non ha
alcuna intenzione di lavorare per il
sistema operativo Open Source.
Esther Schindler, analista di Evans
Data, si è comunque detta convinta
che, nonostante l'apparente interesse
per Linux in Cina, Windows sia ancora
la piattaforma più diffusa e
che lo resterà ancora a lungo.
Secondo Schindler la differenza percentuale
tra coloro che sviluppano sotto Linux
e chi ha intenzione di farlo deriva
dal fatto che attualmente il sistema
operativo del Pinguino non è
ritenuto abbastanza affidabile ed ancora
in fase di studio.
Linux pare, però, suscitare anche
la fiducia di ambienti governativi,
tanto che, senza clamore ed in gran
segreto, negli ultimi mesi il governo
russo si è dimostrato sempre
più interessato al suo impiego
Linux e a quello del modello Open Source
al proprio interno.
Sergei Antimonov, direttore della compagnia
specializzata in antivirus Dialogue
Science, spiegando perché il
Ministro degli Interni e le altre istituzioni
pubbliche stiano guardando con molta
attenzione ai sistemi operativi Open
Source simili a Linux ha dichiarato
che vi sono tre ottime ragioni: la sicurezza,
il prezzo e l'apertura.
Secondo Kaloshin, technical manager
di IP-Tel Company, Putin potrebbe promuovere
la diffusione di Linux a livello politico
ed economico: " In tutti gli aspetti
della nostra vita, dai medicinali ai
macchinari pesanti, la nostra industria
è sottoposta alla pressione delle
società occidentali, per questo
il presidente ha chiesto di utilizzare
software russi per lo sviluppo, invece
di quelli occidentali. Molti temono
che le industrie software straniere
possano distruggere quelle locali. Per
fortuna grazie a Linux questa situazione
sta cominciando a cambiare."
http://www.idg.net/go.cgi?id=711897
http://newsforge.com/newsforge/02/07/16/1319244.shtml?tid=23
Per
chiarimenti sui termini usati
Luci
ed ombre Linux: successi con la Marina
americana e preoccupazioni per TurboLinux
Nei
giorni scorsi l'Open Source Software
Institute (OSSI) ha completato la prima
fase di uno studio, diviso in tre parti,
assegnatole dal Naval Oceanographic
Office (NavOceanO), dal quale emerge
che i sistemi basati su Linux consentono
di risparmiare tempo, ottenere maggiore
efficienza e ridurre le differenze tra
le varie piattaforme e che le macchine
con processori Intel e Linux costano
solo il 10% degli attuali sistemi Risc.
Andrew Aitken, membro dell'Alliance
Consulting Group che lavora insieme
a OSSI alla ricerca sull'uso di sistemi
Open Source nel Naval Office, a tal
proposito ha affermato: "L'adozione
di software open source è stato
provato, in modo controllato, su basi
scelte ad hoc. In alcune circostanze
si è dimostrato robusto, stabile
e sicuro come le piattaforme proprietarie".
John Lever, direttore IT di NavOceanO,
si è invece detto convinto che
l'open source non sia la soluzione ottimale
per tutte le esigenze della sua organizzazione
perché, ad esempio, i sistemi
software per le informazioni geografiche
commerciali sono in grado di offrire
di offrire maggiori funzionalità
dei loro corrispettivi open source.
Se dal lato tecnico Linux continua a
raccogliere riconoscimenti e successi,
sul piano commerciale continuano a permanere
dubbi sul suo business model e questi
stanno crescendo a seguito del pessimo
andamento di TurboLinux, un nome storico
del settore..
Nei giorni scorsi più fonti hanno
infatti cominciato ad affermare che
TurboLinux, una delle quattro società
che hanno recentemente dato vita ad
UnitedLinux, potrebbe cessare quanto
prima tutte le proprie attività
operative.
Se la notizia fosse vera (ma va sottolineato
che al momento la società l'ha
smentita con forza) sarebbe un bruttissimo
colpo non solo per la distribuzione
UnitedLinux, ma per tutto il mondo Linux
che vedrebbe la chiusura di una delle
sue società più note.
Le voci sostengono che, a causa dei
gravi problemi finanziari negli ultimi
quattro mesi, sia rimasto solo il 40%
del personale e che adesso siano stati
licenziati anche i rimanenti dipendenti,
salvo quelli che si stanno occupando
gratuitamente delle necessarie formalità
burocratiche.
Il crack sarebbe avvenuto perché,
nonostante TurboLinux sia riuscita a
ricevere finanziamenti da VC August
Capital, uno dei suoi maggiori sponsor,
Dell Ventures, ha improvvisamente deciso
di investire solo su RedHat.
Ashok Pandey, presidente e general manager
di Turbolinux per l'area Asia Pacifico,
sostiene di avere parlato con il nuovo
amministratore delegato, che lo ha rassicurato
sulla stato e sui profitti della società.
Le fonti statunitensi affermano che
le sedi di TurboLinux negli Stati Uniti,
Corea e Cina fanno tutte parte di una
joint venture e che per questa ragione
riusciranno a sopravvivere.
Koichi Yano, presidente di Turbolinux
Japan, sostiene che le voci sono esagerate
e che la società sta solo riorganizzando
il proprio assetto interno.
Yano ha anche ricordato che la sua divisione
è in attivo sin dallo scorso
ottobre.
Ufficialmente si sa solamente che la
scorsa settimana Ly-Huong Pham è
diventata il nuovo amministratore delegato
della società e che Paul Thomas,
l'attuale chief executive, resterà
all'interno di TurboLinux in qualità
di presidente.
Palm ha affermato: "Questo è
stato un anno molto duro per tutte le
società del mondo Linux. Tuttavia
TurboLinux dispone dei mezzi e delle
risorse economiche necessari per andare
in attivo, senza modificare le sue attuali
strategie. Attualmente vi sono meno
di 200 dipendenti, ma sono tranquilla
riguardo la nostra situazione finanziaria".
Il futuro amministratore delegato ha
inoltre dichiarato che l'usabilità
di Linux è molto più importante
della competizione con compagnie come
Red Hat, SuSe, Mandrakesoft e Caldera
International e questa è una
caratteristica di TurboLinux.
Stacey Quandt, analista di Giga Information
Group, ha commentato: "Il mercato
si sta concentrando intorno a RedHat.
La prima conseguenza è che le
società che sviluppano applicazioni
guarderanno prima di tutto alla compatibilità
ed all'ottimizzazione con RedHat".
http://www.vnunet.com/News/1133656
http://newsforge.com/article.pl?sid=02/07/17/016215&mode=thread&tid=4
http://news.cnet.com/investor/news/newsitem-printer/0-9900-1021-6583617.html?tag=ni
http://www.linuxgram.com/article.pl?sid=02/07/18/0626223§ion=newsflash
http://linuxtoday.com/news_story.php3?ltsn=2002-07-19-021-26-NW-BZ-TL
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Direttore responsabile: Enrico Ortensi - Consulenza direzionale: Gian
Franco Stucchi
Hanno
collaborato: Enzo Aggazio - Giovanni Fleres - Pino Navato - Iacopo Risi-Giorgio
Sitta
Edizione Italiana - Registrazione del
tribunale di Milano n. 518 del 14/9/1999
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