Numero 138 - 26 Luglio 2002
 
 
 



Tregua fra Microsoft ed open source, il nuovo pericolo è la clonazione del software

La crescita e maturazione del settore Linux, diventato ormai un serio concorrente dei sistemi Windows, ha recentemente costretto Microsoft a cambiare atteggiamento nei confronti del mondo open source.
Durante il discorso di chiusura del simposio Fusion 2002, Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, in passato sempre in prima linea quando si trattava di attaccare Linux, ha espresso parole di elogio nei confronti del Pinguino, a seguito del quale Microsoft "sta attraversando un periodo di cambiamento della propria mentalità".
Ballmer ha anche affermato: "Fino ad oggi non avevamo calcolato quanto possano essere convenienti le soluzioni basate su Linux", aggiungendo una lunga serie di considerazioni positive sul sistema di Torvalds, tra le quali un easy-to-use ormai divenuto realtà.
Il CEO di Microsoft ha quindi affermato che la software house di Redmond si trova ora costretta a rimettere in discussione il concetto stesso di software "proprietario": "Devo ammettere che stiamo imparando molto dai risultati ottenuti in questi ultimi tempi dalle soluzioni a basso costo. Quello che intendo dire è che Microsoft, pur non potendo offrire le soluzioni più convenienti del mercato, potrà avvicinarsi sensibilmente alla fascia low-price grazie ai suoi volumi di vendita".
Sono affermazioni che destano non poco stupore, se si pensa che l'anno scorso Linux veniva considerato da Microsoft alla stregua di un cancro della proprietà intellettuale, un nemico del capitalismo e quindi degli Stati Uniti.
Il software di pubblico dominio scaricabile come sorgente veniva additato come inaffidabile e pieno di bug per definizione.
Ad ogni modo, questa forma di "pentimento" sta portando notevoli ripercussioni anche sul Web. Siti che un tempo sostenevano la superiorità di Windows su Linux ora si astengono da una retorica eccessiva, focalizzando i propri concetti soltanto sulla diatriba circa la difesa della proprietà intellettuale.
La concorrenza potenziale a Microsoft non si ferma però all'open source, tanto all'orizzonte si profila una guerra contro i cloni dei prodotti Microsoft. La Cina sembra pilotare questa nuova tendenza non potendosi permettere l'acquisto delle licenze ufficiali del software Microsoft.
Dalla Cina arriva infatti la notizia di un programma di sviluppo progettato per produrre un sistema operativo "fatto in casa" che presenterà funzionalità equivalenti a Windows 98, soprattutto per quanto riguarda la compatibilità con i prodotti della suite MS Office 2000.
L'obiettivo di questo progetto è quello ostacolare il monopolio del software Microsoft all'interno del paese.
Yangfan 1.0, il probabile clone cinese di Windows 98, verrà realizzato in meno di un anno dalla Beijing Industry Promotion Center in collaborazione con diciotto compagnie e molte università.
La Cina decide quindi di contrastare il dominio Microsoft, non con la migrazione ad un altra soluzione (ad esempio: Linux), ma utilizzando una versione clonata del prodotto di Redmond.
Si tratterà di un software semplicemente compatibile con le applicazioni Windows o di un vero e proprio sistema operativo indipendente che permette di far girare applicazioni Microsoft?
Questa clonazione di stampo "domestico" è solo l'ultima di una serie di progetti circoscritti al solo mercato cinese o addirittura ad uno dei suoi distretti interni.
Il governo distrettuale di Pechino aveva già in passato, acquistato un software molto simile a Windows 95, realizzato dalla collaborazione di alcune società di software cinesi, tra le quali CS&S e RedFlag.
La Cina rappresenta un mercato IT molto importante anche per Microsoft, tuttavia la pirateria cinese è stata, dopo quella russa, la più dannosa per la casa di Redmond, che si è trovata costretta prendere serie prese di posizione, al limite della punizione, come, ad per esempio, la mancata distribuzione della console XBox.


http://techupdate.zdnet.com/techupdate/stories/main/0,14179,2874812,00.html
http://www.theregister.co.uk/content/4/26278.html
http://english.peopledaily.com.cn/200207/19/eng20020719_99996.shtml

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Amazon pioniere anche nell'uso dei Web service

Il gigante dell'e-commerce Amazon ha recentemente iniziato ad offrire gratuitamente i propri Web service, grazie ai quali gli sviluppatori di siti Web potranno creare applicazioni e tool per incorporare al meglio le offerte di Amazon nei propri siti.
I Web service sono accessibili all'indirizzo http://www.amazon.com/Webservices, tramite XML (Extensible Markup Language) o SOAP (Simple Object Access Protocol).
Essi saranno anche incorporati nell'Associate Program di Amazon, che permette ai gestori di siti Web di guadagnare una percentuale sugli acquisti effettuati su Amazon tramite i link presenti sui loro siti.
L'annuncio segue di un mese la mossa del rivale Buy.com, che ha dato il via ad una vera e propria "guerra dei prezzi", offrendo libri con uno sconto del 10% rispetto al prezzo di Amazon.
Il kit di sviluppo destinato a chiunque voglia realizzare il proprio servizio Web personalizzato con Amazon include:
- Ricerca automatica di tutti i prodotti di Amazon.com, senza dovere ricorrere all'uso di parametri o di elementi aggiuntivi
- Richiamo a due tipi di dati strutturati del prodotto, comprendenti di un XML "leggero" che contiene tutti gli elementi di base ed uno "pesante" per un maggior approfondimento del prodotto in questione
- Funzioni aggiungi/togli dal carrello per acquistare su Amazon.com
- Accesso al sito Amazon.com via HTTP tramite SOAP o XML
- Un servizio aggiuntivo XSLT per trasformare gli stylesheet esterni referenziati tramite una chiamata alla piattaforma base.
La piattaforma Web service di Amazon.com mette a disposizione più di un semplice accesso al sito ed al catalogo prodotti.
La società, leader mondiale nel settore e-commerce, precisa infatti che il servizio permette una moltitudine di combinazioni che possono dar vita a numerosissime nuove funzionalità.
Gli sviluppatori potranno scrivere le proprie applicazioni e spedirle direttamente ad Amazon.com, che garantirà un feedback diretto, ma non la pubblicazione.
Questa prima versione di Amazon.com Web Service rappresenta un'interessante occasione per esaminare un vero servizio Web al lavoro, per essere operativi in tempi molto brevi e per trovare un aiuto per le proprie applicazioni.


http://www.infoworld.com/articles/hn/xml/02/07/16/020716hnamazonWeb.xml?0718thap
http://associates.amazon.com/exec/panama/associates/ntg/browse/-/1067662/ref=gw_hp_ls_1_3/103-3049195-2108601

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Sviluppo: pubblicate le specifiche Liberty e scelta del front-end per Java

Il progetto Liberty Alliance ha reso disponibile la versione 1.0 delle sue specifiche per la creazione di una rete di siti che utilizzino un unico sistema d'identificazione degli utenti, in modo da consentire il "single sign-on" ed il "global log-out".
Un utente che si sposti così da un sito ad un altro potrà inserire una sola volta il proprio user id e la propria password e scollegarsi da tutti i siti in un colpo solo.
All'utente viene lasciata la possibilità di scegliere se includere o meno un determinato sito tra quelli che possono scambiarsi le informazioni relative all'identificazione.
La prossima versione delle specifiche permetterà all'utente decidere se un dato sito potrà condividere altri tipi di informazioni sull'utente con siti.
Lo standard si basa su protocolli noti, come il SAML (Security Assertion Markup Language) e sarà in grado di interoperare con lo standard rivale Passport, proposto da Microsoft.
Aziende del calibro di Sun Microsystems, Nokia, MasterCard ed American Express fanno parte di Liberty Alliance, supportandone le specifiche.
Altra notizia che riguarda gli sviluppatori è il problema delle interfacce utenti: questo settore è in continua evoluzione e le possibilità di scelta sono diventate numerose: client HTML e Swing sono solamente alcune delle scelte possibili.
Un'importante considerazione nel progetto dell'interfaccia utente è il compromesso tra feature e performance. I progettisti devono valutare, oltre a questo, gli aspetti relativi alla manutenzione ed al deployment delle applicazioni che, sebbene non influenzino direttamente l'utente finale sono comunque problemi fondamentali in un'applicazione.
Le soluzioni web-based sono oggi le più utilizzate nell'intento di minimizzare la dipendenza dall'hardware e dal software del client, comunque anche limitandosi all'ambiente web le scelte di progetto da fare sono in ogni caso molte. I link seguenti propongono una comparazione tra varie alternative per il front-end (penultimo link) e considerazioni sulla scelta tra JSP e XSL (ultimo link).


http://www.infoworld.com/articles/hn/xml/02/07/15/020715hnlibertyms.xml?0716tueb
http://developer.java.sun.com/developer/technicalArticles/GUI/frontends
http://softwaredev.earthWeb.com/java/article/0,,12082_1380771,00.html

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Cina e Russia iniziano a muoversi con decisione verso il mondo Open Source.

Un recente sondaggio condotto da Evans Data su un campione di 7000 sviluppatori cinesi rivela che, nonostante Windows sia ancora la piattaforma più diffusa, il numero di programmatori che sta iniziando a sviluppare sotto Linux o che ha intenzione di farlo entro il prossimo anno è in continuo aumento.
Il 27% degli sviluppatori intervistati ha infatti dichiarato che sta già sviluppando sotto Linux, mentre il 66% quasi sicuramente scriverà applicazioni nei prossimi mesi.
Solo il 9% ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di lavorare per il sistema operativo Open Source.
Esther Schindler, analista di Evans Data, si è comunque detta convinta che, nonostante l'apparente interesse per Linux in Cina, Windows sia ancora la piattaforma più diffusa e che lo resterà ancora a lungo.
Secondo Schindler la differenza percentuale tra coloro che sviluppano sotto Linux e chi ha intenzione di farlo deriva dal fatto che attualmente il sistema operativo del Pinguino non è ritenuto abbastanza affidabile ed ancora in fase di studio.
Linux pare, però, suscitare anche la fiducia di ambienti governativi, tanto che, senza clamore ed in gran segreto, negli ultimi mesi il governo russo si è dimostrato sempre più interessato al suo impiego Linux e a quello del modello Open Source al proprio interno.
Sergei Antimonov, direttore della compagnia specializzata in antivirus Dialogue Science, spiegando perché il Ministro degli Interni e le altre istituzioni pubbliche stiano guardando con molta attenzione ai sistemi operativi Open Source simili a Linux ha dichiarato che vi sono tre ottime ragioni: la sicurezza, il prezzo e l'apertura.
Secondo Kaloshin, technical manager di IP-Tel Company, Putin potrebbe promuovere la diffusione di Linux a livello politico ed economico: " In tutti gli aspetti della nostra vita, dai medicinali ai macchinari pesanti, la nostra industria è sottoposta alla pressione delle società occidentali, per questo il presidente ha chiesto di utilizzare software russi per lo sviluppo, invece di quelli occidentali. Molti temono che le industrie software straniere possano distruggere quelle locali. Per fortuna grazie a Linux questa situazione sta cominciando a cambiare."

http://www.idg.net/go.cgi?id=711897
http://newsforge.com/newsforge/02/07/16/1319244.shtml?tid=23

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Luci ed ombre Linux: successi con la Marina americana e preoccupazioni per TurboLinux

Nei giorni scorsi l'Open Source Software Institute (OSSI) ha completato la prima fase di uno studio, diviso in tre parti, assegnatole dal Naval Oceanographic Office (NavOceanO), dal quale emerge che i sistemi basati su Linux consentono di risparmiare tempo, ottenere maggiore efficienza e ridurre le differenze tra le varie piattaforme e che le macchine con processori Intel e Linux costano solo il 10% degli attuali sistemi Risc.
Andrew Aitken, membro dell'Alliance Consulting Group che lavora insieme a OSSI alla ricerca sull'uso di sistemi Open Source nel Naval Office, a tal proposito ha affermato: "L'adozione di software open source è stato provato, in modo controllato, su basi scelte ad hoc. In alcune circostanze si è dimostrato robusto, stabile e sicuro come le piattaforme proprietarie".
John Lever, direttore IT di NavOceanO, si è invece detto convinto che l'open source non sia la soluzione ottimale per tutte le esigenze della sua organizzazione perché, ad esempio, i sistemi software per le informazioni geografiche commerciali sono in grado di offrire di offrire maggiori funzionalità dei loro corrispettivi open source.
Se dal lato tecnico Linux continua a raccogliere riconoscimenti e successi, sul piano commerciale continuano a permanere dubbi sul suo business model e questi stanno crescendo a seguito del pessimo andamento di TurboLinux, un nome storico del settore..
Nei giorni scorsi più fonti hanno infatti cominciato ad affermare che TurboLinux, una delle quattro società che hanno recentemente dato vita ad UnitedLinux, potrebbe cessare quanto prima tutte le proprie attività operative.
Se la notizia fosse vera (ma va sottolineato che al momento la società l'ha smentita con forza) sarebbe un bruttissimo colpo non solo per la distribuzione UnitedLinux, ma per tutto il mondo Linux che vedrebbe la chiusura di una delle sue società più note.
Le voci sostengono che, a causa dei gravi problemi finanziari negli ultimi quattro mesi, sia rimasto solo il 40% del personale e che adesso siano stati licenziati anche i rimanenti dipendenti, salvo quelli che si stanno occupando gratuitamente delle necessarie formalità burocratiche.
Il crack sarebbe avvenuto perché, nonostante TurboLinux sia riuscita a ricevere finanziamenti da VC August Capital, uno dei suoi maggiori sponsor, Dell Ventures, ha improvvisamente deciso di investire solo su RedHat.
Ashok Pandey, presidente e general manager di Turbolinux per l'area Asia Pacifico, sostiene di avere parlato con il nuovo amministratore delegato, che lo ha rassicurato sulla stato e sui profitti della società.
Le fonti statunitensi affermano che le sedi di TurboLinux negli Stati Uniti, Corea e Cina fanno tutte parte di una joint venture e che per questa ragione riusciranno a sopravvivere.
Koichi Yano, presidente di Turbolinux Japan, sostiene che le voci sono esagerate e che la società sta solo riorganizzando il proprio assetto interno.
Yano ha anche ricordato che la sua divisione è in attivo sin dallo scorso ottobre.
Ufficialmente si sa solamente che la scorsa settimana Ly-Huong Pham è diventata il nuovo amministratore delegato della società e che Paul Thomas, l'attuale chief executive, resterà all'interno di TurboLinux in qualità di presidente.
Palm ha affermato: "Questo è stato un anno molto duro per tutte le società del mondo Linux. Tuttavia TurboLinux dispone dei mezzi e delle risorse economiche necessari per andare in attivo, senza modificare le sue attuali strategie. Attualmente vi sono meno di 200 dipendenti, ma sono tranquilla riguardo la nostra situazione finanziaria".
Il futuro amministratore delegato ha inoltre dichiarato che l'usabilità di Linux è molto più importante della competizione con compagnie come Red Hat, SuSe, Mandrakesoft e Caldera International e questa è una caratteristica di TurboLinux.
Stacey Quandt, analista di Giga Information Group, ha commentato: "Il mercato si sta concentrando intorno a RedHat. La prima conseguenza è che le società che sviluppano applicazioni guarderanno prima di tutto alla compatibilità ed all'ottimizzazione con RedHat".

http://www.vnunet.com/News/1133656
http://newsforge.com/article.pl?sid=02/07/17/016215&mode=thread&tid=4
http://news.cnet.com/investor/news/newsitem-printer/0-9900-1021-6583617.html?tag=ni
http://www.linuxgram.com/article.pl?sid=02/07/18/0626223&section=newsflash
http://linuxtoday.com/news_story.php3?ltsn=2002-07-19-021-26-NW-BZ-TL

 

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Direttore responsabile: Enrico Ortensi - Consulenza direzionale: Gian Franco Stucchi
Hanno collaborato: Enzo Aggazio - Giovanni Fleres - Pino Navato - Iacopo Risi-Giorgio Sitta
Edizione Italiana - Registrazione del tribunale di Milano n. 518 del 14/9/1999

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