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La sfida di Google a Microsoft: ma il mondo consumer è ben diverso da quello business
Sul sito di Punto Informatico - http://punto-informatico.it/pi.asp?i=55321 - è uscito un articolo di Dario D'Elia dal titolo “Google spazzerà via Microsoft?” che merita di essere letto.
A nostro avviso, uno degli errori più comuni in cui ci si può imbattere quando si tenta di fare previsioni sul futuro dell'ICT è quello di considerarlo nel suo complesso confondendo l'ambiente business con quello consumer.
Mentre nel primo rientrano soprattutto le esigenze di realtà come piccole, medie o grandi aziende, ognuna con le proprie necessità ed i propri fabbisogni, il secondo riguarda più in generale le utenze domestiche che hanno altre esigenze e recepiscono diversamente il modo di utilizzare e l'utilità stessa delle tecnologie del Web.
Tale errore può assumere una dimensione ancora più accentuata se si sostiene palesemente una bandiera (in questo caso Google) piuttosto che un'altra, cosa che è probabilmente accaduta a Stephen Arnold , consulente IT statunitense e autore del recentissimo e-book “The Google Legacy” ( http://www.infonortics.com/publications/google/google-legacy.html ), un discusso saggio su Google, dal costo non indifferente di ben180 dollari che contiene 290 pagine (24 MB di materiale in download) in cui vengono fatte ipotesi futuristiche circa l'esito della sfida Google contro Microsoft.
Tralasciando le specifiche dichiarazioni fatte dell'autore, che possono comunque essere visionate consultando liberamente il capitolo 3 del saggio direttamente dal sito http://www.infonortics.com/publications/google/technology.pdf , non sembra condivisibile basare il giudizio sull'esito della competizione tra due colossi come Microsoft e Google semplicemente considerando come aspetto fondamentale la disponibilità momentanea delle migliori tecnologie di ricerca su Internet, che tra l'altro non sono nemmeno state ideate dai fondatori di Google, bensì da un geniale ricercatore italiano, Massimo Marchiori, come pubblicato dalla rivista Linux Journal, edizione italiana, sulla cui home page del sito ( www.linuxjournal.it ) abbiamo per questa occasione pubblicato copia di una recente intervista allo scopo di puntualizzare la verità.
Al di la delle scelte di mercato che i due colossi potranno intraprendere nel breve, medio o lungo periodo, saranno le aziende a decidere chi la spunterà nel mondo enterprise e non la disponibilità di una tecnologia di ricerca su Web, per quanto avanzata.
L'aspetto fondamentale e premiante per le aziende sarà soprattutto quello di riuscire a produrre soluzioni applicative in grado di soddisfare bacini d'utenza specifici, cosa che al momento non sembra alla portata di Google.
Nel mondo enterprise questo equivale a produrre soluzioni in grado di soddisfare le esigenze delle aziende. Ecco chi sarà a spuntarla, chi disporrà di maggiori capacità in tal senso. Secondo Stephen Arnold, Microsoft starebbe commettendo lo stesso errore di IBM quando molti anni addietro sottovalutò le potenzialità del Big di Redmond, prendendo sottogamba Google.
A parte il fatto che non è vero che a Redmond non si preoccupino delle mosse di Google (tra cui spicca il recente ingaggio di numerosi specialisti di chiara fama, tra cui alcuni ex-Microsoft), uno dei punti più caldi toccati dall'autore di “The Google Legacy” è quello relativo al futuro della suite Office, un'area dove sicuramente Microsoft è attentissima perché da questa origina una buona fetta dei suoi profitti.
In quest'area la suite Microsoft Office ha moltissimi concorrenti (ad esempio Star Office della Sun o lo stesso OpenOffice.org ) che tentano invano di scalzarla dal suo ruolo di leader indiscusso nel mercato e difficilmente ci potrebbe riuscire qualcosa di tipo Google Map, anche se, a detta di Arnold, questo software nasconderebbe al suo interno applicazioni in grado di competere con prodotti come Powerpoint.
Situazioni di questo tipo, secondo Arnold, non sarebbero invece presenti nel caso di Google in quanto lo stesso è l'unico a dominare il mercato dei motori di ricerca. Tutti questi aspetti sono poco essenziali se si pensa che non è la sola tecnologia della ricerca, anche se abbinata alle numerose altre attività iniziate negli ultimi tempi da Google (a dire la verità in modo abbastanza caotico), a disegnare e determinare il futuro dell'informatica.
Non volendo prendere comunque né le difese di una parte né dell'altra, per non rischiare di cadere nell'errore grossolano menzionato inizialmente, riteniamo sia impensabile basare delle teorie sul futuro semplicemente basandosi su aspetti e discussioni così superficiali.
Il mercato ICT è ampio e tende ad esserlo ancora di più in prospettiva con la tendenza all'integrazione nel campo delle comunicazioni. Inoltre non si devono assolutamente confondere i problemi del mondo aziendale (dove ci si prepara, ad esempio, al business intelligence) con quelli del mercato consumer (che guarda con interesse a videogiochi, musica e TV via Web sui cellulari) che tendono sempre più a differenziarsi piuttosto che a convergere negli obiettivi a differenza della convergenza delle infrastrutture.
Il futuro saprà comunque certamente indicare chi avrà preso le decisioni migliori e chi avrà ragione sulla base di elementi più concreti di quelli sollevati da questo e-book.
http://www.linuxjournal.it/
Il sesto articolo di saggio, dal titolo “In arrivo due grandi rivoluzioni nel futuro del Web” - autore Luigi Corrias – contiene l'intervista a Massimo Marchiori, inventore italiano dell'algoritmo di Google.
Sistemi informativi (I): le soluzioni gestionali e i tool incorporano le tecnologie SOA
C'è una straordinaria rivoluzione nel mondo applicativo informatico che è stata perseguita in vari modi nel passato e che finalmente sta iniziando a diffondersi dopo aver capitalizzato le precedenti esperienze: è quella del SOA ( S ervice O riented A rchitecture), l'architettura che è alla base dei Web Service.
Dopo le recenti dichiarazioni di sostegno da parte IBM ( http://www.newsletter.duke.it/as400/insider-272.shtml ) e di Oracle (per cui Oracle Application Server 10g Release 3 ne supporterà tutte le funzionalità), anche i grandi produttori informatici, tra cui vanno segnalati SAP e BMC, si stanno orientando rapidamente in questa direzione.
Recentemente, infatti, alla Conferenza SAP Tech Ed di Boston, un portavoce SAP ha reso pubblica la volontà dell'azienda di modificare la strategia dello sviluppo applicativo trasformandosi da fornitore di applicazioni pacchettizzate di tipo monolitico a fornitore di applicazioni modulari proprio grazie alla implementazione di infrastrutture SOA all'interno delle sue soluzioni e prodotti di punta. Altrettanto è stato dichiarato in un altro convegno dai dirigenti di BMC, altro big del settore informatico.
Il fatto che i principali produttori di software incomincino ad incorporare gli standard per supportare il SOA, potrebbe ora innescare una rapida corsa da parte di tutti gli altri all'adeguamento delle suite applicative e di fatto si aprirebbe la possibilità di avere nelle aziende non più un groviglio di soluzioni monolitiche chiuse, bensì un insieme di applicazioni modulari facilmente personalizzabili ed implementabili.
Come noto, un'architettura service-oriented è essenzialmente una “collezione” di servizi in stretta comunicazione tra loro. La comunicazione può riguardare il semplice passaggio di dati o il coordinamento di attività più complesse tra due o più servizi. Le architetture service-oriented non sono una certo una novità assoluta in quanto precedenti tecnologie di questo tipo sono state ampiamente applicate da Microsoft, ad esempio con DCOM (D istributed C omponent O bject M odel), sin dal 1996.
Un altro esempio di architettura di questo tipo è CORBA (C ommon O bject R equest B roker A rchitecture) uno standard creato per permettere la comunicazioni fra varie componenti indipendentemente dalla loro distribuzione/ubicazione sui diversi nodi della rete o dal linguaggio di programmazione con cui sono stati sviluppati.
Rispetto al passato, la vera novità è la semplificazione e la presenza di standard precisi. In un contesto SOA, inoltre, un servizio è fondamentalmente una funzione ben definita, autonoma e non dipendente dallo status di altri servizi.
I Web Service, ovviamente, saranno la tecnologia di connessione per definizione delle architetture service-oriented. Per le aziende i vantaggi derivati dall'implementazione di soluzioni SOA sono notevoli. In primo luogo queste consentono di riutilizzare le applicazioni esistenti (ma soprattutto i dati esistenti) per creare e integrare nuovi processi applicativi, ovvero nuovi processi di business.
Le soluzioni service-oriented rendono in pratica l'impresa più agile e meno vincolata nel modo di operare poiché le applicazioni possono essere interscambiate più velocemente e facilmente. Le soluzioni service-oriented, inoltre, hanno la capacità di focalizzare la loro attenzione principalmente sui processi cardine interni all'azienda, aiutandola a ridurre i costi ed incrementarne la “reattività”.
In particolar modo, una soluzione SOA è grado, molto meglio che in passato, di:
a) rispondere ed adeguarsi in modo rapido alle richieste ed ai cambiamenti del business,
b) fornire maggiore efficienza nello svolgimento delle operazioni aziendali,
c) fornire una più veloce e meno costosa integrazione tra le applicazioni,
d) rendere più semplice lo sviluppo ed il deployment delle applicazioni aziendali.
Gli strumenti per l'implementazione delle infrastrutture service-oriented danno quindi agli analisti e specialisti del settore applicativo gestionale la possibilità di creare, amministrare e cambiare i processi desiderati su applicazioni ed aree differenti di un'impresa. Attualmente infatti la maggior parte delle soluzioni esistenti sono inadeguate nella capacità di variare velocemente i processi in risposta ai cambi di rotta del business.
Proprio per questo c'è molta attesa in materia di realizzazione di prodotti SOA-compliant. Il mercato gradirebbe indubbiamente l'arrivo di suite applicative estremamente modulari tali da essere personalizzate più facilmente e i big del settore rispondono incominciando ad incorporare all'interno dei propri pacchetti gestionali questo genere di tecnologie.
http://www.oracle.com/appserver/10gR3preview.html
http://www.it-analysis.com/article.php?id=12917&zz=23833b4c0c4539
Per
chiarimenti sui termini usati
Sistemi informativi (II): come ridurre il TCO nella gestione dei dati aziendali
Il termine Information Lifecycle Management (ILM) indica il complesso delle strategie che consentono di modellare e gestire l'infrastruttura IT per il business aziendale partendo dal presupposto che uno dei beni maggiori sono le informazioni che abbiamo a disposizione.
Le tecniche di ILM hanno come obiettivo quello di ottenere il massimo dalle informazioni in ogni momento del loro ciclo di vita, cercando contestualmente di ridurre il tanto discusso TCO (Total Cost of Ownership), come sempre più frequentemente richiesto dalla direzione generale nelle principali aziende.
In ambito IT, una corretta implementazione dell'ILM deve prevedere: massima disponibilità e tempi minimi di backup e restore, se necessario. Entra anche in gioco l'abilità nel catalogare le informazioni, una fase operativa indispensabile alla base dell'ILM.
La enorme crescita delle informazioni nelle aziende nella maggior parte dei casi è imputabile ad uno dei mezzi di comunicazione sicuramente più utilizzati, ma anche abusati, in ambito enterprise: la posta elettronica. L'utilizzo della posta elettronica ha in genere abbondantemente superato il fax, la fotocopiatrice e forse anche lo stesso telefono (almeno in termini di contatti quantitativi).
Ormai la posta elettronica è utilizzata per discutere progetti, fissare appuntamenti, inviare documentazione; queste sono tutte informazioni che dovrebbero essere catalogate e protette molto più di quello che avviene normalmente.
Per questo motivo, i server di posta sono il primo punto da cui deve iniziare una strategia di Information Lifecycle Management.
Il problema è complesso e quindi le aziende hanno capito l'importanza dei dati contenuti nella posta elettronica, cercando di proteggerli meglio e di salvarli con ampia frequenza.
Inoltre sta diventando una priorità la possibilità di accedere rapidamente ai vecchi messaggi, che vanno archiviati e mantenuti ordinati. Ecco perché le strategie ILM stanno diventando così importanti.
Una buona gestione del sistema informativo dovrebbe prevedere che l'informazione corretta si trovi sempre nel posto giusto, per il giusto periodo di tempo, senza smarrimenti.
Le parole chiave e le necessità però crescono:
- Migrazione e upgrade: le e-mail e gli altri archivi di servizio vanno conservati. Nel caso di aggiornamenti di sistemi o nella messa in funzione di macchine più performanti l'utente deve sempre accedere ai propria mole di dati da qualunque parte provenga.
- Gestione e consolidazione: può capitare che un'azienda abbia diversi server che ospitino i dati degli utenti, in genere distribuiti anche geograficamente. Questo potrebbe creare ridondanza o difficoltà di accesso.
- Backup & restore: con la crescita esponenziale dei dati trattati, la capacità di backup e gestione ottimale, in generale, scende pericolosamente. Il backup porta via sempre più tempo e il tempo costa. Anche il restore, nel caso di molti dati, diventa critico.
- Disaster recovery: in caso di caduta delle macchine o di problemi hardware è importante implementare una pianificazione accurata per il recovery senza dimenticare i piccoli archivi accessori (parametri, configurazioni, tabelle,…). Ricordiamoci che i tempi di ripristino crescono esponenzialmente se dovessero mancare archivi aggiornati di tipo complementare.
- Archiviazione e legalità: tutte le aziende che archiviano i propri dati sono soggette alla legislazione della privacy e ai limiti contrattuali dei fornitori del software. Senza dimenticare le regole interne e i protocolli. Va fatta attenzione quindi anche a questi aspetti.
In conclusione va ricordato che l'Information Lifecycle Management è essenzialmente un processo organizzativo. Alcuni analisti ritengono opportuno che le aziende debbano dedicare risorse adeguate nella prospettiva di avere una buona strategia legata al ciclo delle informazioni ed alla loro corretta gestione. Nell'ambito di questa gli archivi nei database, gli archivi di e-mail, file system e altri importanti archivi di informazioni in termini di importanza vengono posti in primo piano nell'ottica di una corretta gestione dei dati, mentre altrimenti rischierebbero di essere trascurati o ignorati.
http://itresearch.forbes.com/detail/RES/1125941282_658.html
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